Pistoia e le Zone Umide

 Il Padule di Fucecchio diviso fra le province di Pistoia e Firenze e con un'estensione di 1.800 ettari circa, rappresenta la più vasta palude interna della nostra penisola. All'interno della Provincia di Pistoia occupa con forma quasi triangolare una vasta area della Valdinievole; posta a sud dell'Appennino Pistoiese e racchiuso fra i colli del Montalbano e le Colline di Cerbaia.

Dell'antico e ben più grande lago palustre ridotto nei secoli da opere di bonifica, conserva tutt’oggi un fascino particolare; sia per le bellezze naturali e paesaggistiche, sia perché grazie a espressive e tangibili testimonianze lasciate sul territorio dall'opera dell'uomo, trasmette visivamente ed emotivamente il percorso storico di cui è testimonianza. Legato soprattutto alla storia delle grandi famiglie dei Medici prima, dei Lorena dopo.

Per secoli ha procurato lavoro e l'importanza di questo luogo come zona di soste fondamentali nelle rotte migratorie fra la costa tirrenica e l'adriatica (sono state osservate più di 190 specie di uccelli, fra i quali circa 70 nidificanti) è pressochè unica. Particolare importanza la "garzaia" che ospita 5 specie di cinoniformi. Le ricchezze delle acque che sono state prodighe di: tinche, lucci, alborelle, anguille, ranocchi ecc. e la grande varietà di erbe palustri quali: sara, sarello, cannella, giunga, ecc. hanno permesso per secoli alle popolazioni di avere sempre a disposizione qualche "riserva" da cui trarre qualcosa per l'alimentazione quotidiana o per procurarsi lavoro.

Infatti lavori tipici contraddistinguono questo territorio; impagliatori di seggiole e damigiane con il "sarello" con la "sara" per i fiaschi, con la "cannella" si facevano i "cannicci" e con i suoi fiori le massaie facevano le "spazzole". Col "giunco" si rivestivano sedie e con un particolare tipo di salice detto "gaggia" erano fabbricati i fondi delle damigiane. Grande interesse rivestiva per i contadini il "falasco" che poteva: sostituire la paglia nelle stalle, ed era usato per l'imballaggio delle piante nei vivai e quello settembrino  (cioè ben asciutto) era venduto alle vetrerie che lo usavano per l'imballaggio di bottiglie, fiaschi, ecc.

La Querciola di Quarrata

Situata nel Comune di Quarrata, i suoi confini sono delimitati dal torrente Ombrone ad est e dal fosso Quadrelli e Dogaia ad ovest, a nord la via Nuova strada di collegamento fra le frazioni di Caserana e Casini a sud dalla confluenza dell'Ombrone con il Quadrelli. Collocata in una zona pianeggiante antropizzata. Il suolo composto per lo più da argilla e sabbia, evolutosi su depositi alluvionali risalenti al quaternario, ha subito molte opere di bonifica nel corso dei secoli.

Come nel caso del padule di Fucecchio anche la Querciola ha contribuito per secoli a "sfamare" consistenti nuclei familiari. Agli inizi del XX secolo l'area era la più coltivata a "vigneti", ma nel corso degli anni e soprattutto dalla fine della II° guerra mondiale il suo aspetto mutò per il cambiamento a colture intensive. Ricordano alcuni anziani che i prodotti tipici che si coltivavano erano: grano, granturco, fagioli, foraggio per bestiame, patate e piselli.

Raccontano anche che molti erano gli alberi, non solo pioppi e quercie ma: peschi, meli, peri ma soprattutto ricordano le "lucciole". Quei piccoli e purtroppo scomparsi animaletti (quanti bambini oggi le avranno viste o le riconoscono)… che facevano lume al grano e che nella fantasia dei piccini rappresentava un'inesauribile fonte di guadagno. Perché catturandole e lasciandole una notte sotto un bicchiere capovolto … facevano "soldi"!

La mattina i piccoli insetti non c'erano più (ovvio che i genitori e/o nonni pietosi le liberavano), ma ai bimbi che importava ! … c'erano i soldi ! E a proposito di lucciole il grano era maggese e un'attività prevalente era la falciatura del grano a mano, di fieno (per ottenere foraggio). E anche qui poi la caccia al capanno e la pesca come nel padule. Tutto ciò ha dato origine a prodotti e piatti a tradizioni veramente uniche e circoscritte a tali zone, arricchite nel corso degli anni quando dalla fame pian piano si passò alla quasi abbondanza.

Ecco perché queste zone rappresentano per la nostra Provincia una risorsa ambientale ed educativa, per la ricchezza storico - culturale che si tramanda degna di grande attenzione. Nel contempo infatti si evince una educazione alimentare fin oggi non abbastanza considerata o rapportata alle giovani generazioni e a quanti per svariati motivi si muovono nell'ambito territoriale pistoiese.

Attraverso le risposte delle tipicità enogastronomiche che da queste zone ci derivano possiamo cogliere l'occasione per svolgere una educazione agro-alimentare ambientale nel contempo rapportata alla nostra identità storico-culturale.          

Le tipicità che si legano alle zone umide non sono soltanto quelle che ci derivano dall'acqua, come ranocchi, lucci, granchi e … ma caratteristica di queste aree era il "capanno" appostamento stanziale per la caccia degli uccelli di passo. Al capanno si svolgevano spesso pranzi che possiamo definire "pranzi da re".

Al capanno si andava anche nei giorni di assenza di passo, per cui non si cacciava, le ragioni lo stare insieme, l'importanza dell'amicizia, il preparare e consumare insieme quei piatti che espressione della fantasia e perciò detti a "battiscarpa" a casa non avrebbero ricevuto lo stesso successo.

 

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